PUGLIA INSOLITA

“La Cava di bauxite ad Otranto”

Dipenderà dalle immagini di Marte inviate da Perseverance, dai tramonti infuocati di questo periodo, la mia mente torna insistentemente sui luoghi di un tour in moto di quest’ultimo settembre, che mi ha sbalordita per “l’inusualità” del panorama che si è presentato ai miei occhi: “la cava di bauxite” nei pressi di Otranto.

Poco distante dalla Baia dell’Orte, a sud di Otranto, un antico giacimento di estrazione mineraria ormai dismesso si è trasformato in un lago dalle acque verde smeraldo, circondato da rocce rosso Pompei, creando un panorama tra i più colorati della nostra regione. La cava attiva fino al 1976 fu scoperta, casualmente negli anni ’40, ma a causa dell’impurità del minerale rinvenuto la società concessionaria dei lavori non trovò economicamente conveniente il suo sfruttamento e la dismise. Attualmente in questo enorme cratere, grazie alla presenza di una falda freatica, si è originato un piccolo specchio d’acqua dolce, da qui l’appellativo di Lago di Bauxite. Questa pittoresca unione bicromatica tra il verde smeraldo dell’acqua e il rosso ruggine dei calanchi scavati dalle piogge meteoriche, rappresenta non solo il punto di riferimento di numerose specie animali ma è anche l’esempio di una correzione naturale all’intervento dell’uomo. Lo scenario è semplicemente mozzafiato e l’energia che permea tutta l’area è tangibile. Si ha l’impressione di trovarsi all’interno di un Canyon Americano o addirittura su un pianeta alieno in un film di fantascienza. E’ veramente riduttivo dire che la mano dell’uomo è stata cancellata dal ritorno di una natura che ha reso i suoi spazi più affascinanti di quanto non fossero in precedenza. Per onore del vero questo non è l’unico giacimento di bauxite in Puglia, anzi ve ne sono diversi, uno per tutti quello di Spinazzola, che come questo merita di essere visitato.

I miei articoli, però, non possono chiudersi senza un richiamo alla leggenda dei luoghi e anche in questo caso non voglio deludervi. Visitato il lago e assorbita tutta la sua energia positiva, si è carichi abbastanza per prendere un sentiero che conduce verso la costa e raggiungere la “Torre del Serpente”, dove ci si fa rapire dalla bellezza dell’Adriatico e dal fascino dei resti dell’antica torre e dei misteri che le aleggiano intorno. Lungo il cammino le erbe spontanee emanano profumi inebrianti, è un’esperienza che coinvolge tutti i nostri sensi. La Torre del Serpente è il simbolo della città di Otranto. La sua funzione, a differenza delle torri costiere, che servivano all’avvistamento, era quella di faro. Sulle sue origini e sul perchè sia lì non tutti gli studiosi concordano. Sembra che sia di origine romana, e che, munita di una lanterna ad olio, servisse per avvisare i naviganti del pericoloso approssimarsi alla terra ferma. Questa torre reca in sé anche una leggenda legata a doppio filo alla storia di Otranto. Scopriamola assieme. Le leggende sono una ricchezza unica e d’inestimabile valore: attraggono, stuzzicano la fantasia e ci trasportano in un panorama fantastico in cui tutto è possibile.

C’è un valore aggiunto: i luoghi che richiamano alla memoria miti e leggende sono avvolti da un’atmosfera magica; la capacità di meravigliarsi di fronte a ciò che esula dalla logica e dalla razionalità.

Secondo la leggenda, nelle profondità del mare antistante la torre viveva un grosso serpente, che talvolta emergeva sulla terraferma con l’obiettivo di procurarsi cibo. La torre posta a mo di faro era alimentata, come d’uso, ad olio lampante. A vegliare sulla torre c’erano due guardie. Durante una notte d’estate le due guardie, cullate dalla fresca brezza marina, e con la compagnia di una dolce ninna nanna di grilli, si addormentarono. A quel punto il serpente emerse dal mare, si avvinghiò alla torre e bevve tutto l’olio lampante. In quel momento transitava sotto costa un galeone proveniente da Venezia, carico di mercanzie e di spezie che andò a sbattere contro gli scogli antistanti la torre, affondando irrimediabilmente nelle acque nelle quali la serpe era tornata ad annidarsi, ormai sazia e soddisfatta. La leggenda vuole che da quel giorno, nelle notti d’estate, quando il mare è calmo, le anime dei marinai che persero tragicamente la vita, riemergano dall’acqua e passeggino lungo a costa.

Lo stemma della città di Otranto reca, al centro, una torre, sulla quale striscia e si avvinghia proprio un serpente. Come mai il serpente ha saputo guadagnarsi un posto d’onore sullo stemma della città? E’ presto detto. Sembra che in un’altra occasione, quando la terra d’Otranto era oggetto di particolari attenzioni da parte dei Saraceni, il buio causato dalla famelica serpe costrinse una nave nemica a dirottare il suo viaggio, dirigendosi invece verso Brindisi. Come la storia ci racconta, Otranto sarà comunque invasa e saccheggiata dai Turchi nel 1480. E pur tuttavia, malefica a salvifica allo stesso tempo, la serpe si è di fatto meritata il posto che occupa sullo stemma cittadino.

Pubblicato da Titti Semeraro

Laureata in Giurisprudenza presso l'Università di Bari. Ha esercitato la libera professione fino al 2010, quindi ha deciso di dedicarsi allo sviluppo delle imprese e al suo territorio di appartenenza la Valle d'Itria nella sua amatissima Puglia. Ha costituito con Raffaella Portulano l'Associazione Giuniter per promuovere il territorio in tutte le sue sfaccettature. Ha scritto una guida per bambini della città di Locorotondo, una favola "Rodolfo e Josephine" per avvicinare i più piccoli all'utilizzo dei prodotti a km0,è arrivata seconda classificata al concorso nazionale "Racconti Divino" nel 2018 con il racconto "Il vino del padre". E' partner nell'organizzazione di tour esperenziali con l'Associazione "Passaturi" di Teresa Acquaviva

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