Trullo Siamese e Trullo di Paparale

Leggende e curiosità

Oggi voglio parlavi delle leggende tramandate intorno a due “particolarissimi” trulli: il “Trullo Siamese” e il “Trullo di Paparale”.

Una microscopica premessa sul trullo è d’obbligo. I Trulli di Puglia sono strutture, ormai, conosciute in tutto il mondo per la loro particolare caratteristica, la forma a cono, architettura originale di queste case popolari, particolarmente  concentrate nella nostra Valle d’Itria, nei paesi della Murgia, come Alberobello, Locorotondo, Cisternino e Martina Franca. Così come note sono sia le varie ipotesi sulle loro origini, tanto storiche quanto fantasiose. Il 5 dicembre del 1996 hanno ricevuto il riconoscimento di patrimonio artistico e culturale. Ogni regola ha però l’eccezione che la conferma, e questo vale anche per quel che attiene la forma conica dei nostri amatissimi trulli. Come ogni eccezione, anche questa è una rarità che ha finito con interessare storici e cultori della materia e curiosi come me. Si tratta dei trulli doppi. Trulli imponenti per le loro dimensioni che presentano una fusione, non un allineamento (cosa molto comune), dei coni, ottenuta con estrema maestria del mastro trullaro. Ma vediamo cosa si racconta di queste due meraviglie presenti, entrambe, nel territorio di Alberobello.

Il Trullo Siamese, eretto nella città di Alberobello, spicca facilmente nella cittadina in cui i trulli sono presenti a perdita d’occhio, proprio per l’originalità del suo genere, è un trullo doppio. E’ facilmente raggiungibile camminando lungo la scalinata di Via Monte Nero, la quale si trova esattamente, nel quartiere di Rione Monti. Questo trullo, presenta due ingressi, uno per ogni trullo, si affaccia su due strade differenti ed è formato da due coni. Dentro vi sono numerosi vani, con un focolare basso senza nessuna finestra, in precedenza, le stanze erano comunicanti attraverso una porta, il dettaglio particolare è presente nella rientranza dei due coni, cioè insellata.  Le sue origini sono sicuramente da ricercare nelle leggende popolari. Per la precisione una leggenda di amore e gelosia. Si narra, infatti, che il trullo appartenesse ad un uomo con due figli che lo ereditarono alla sua morte. Al maggiore fu promessa in sposa una fanciulla che in realtà era follemente innamorata, ricambiata, del fratello minore. La fanciulla andò in sposa a colui a cui era stata promessa ma nonostante gli avesse giurato fedeltà intraprese una relazione con fratello minore. Quindi i fratelli presero una decisione veramente “avanguardistica” per i tempi, Indovinate un po’? Decisero di convivere tutti e tre sotto lo stesso tetto. Immaginate le malelingue del paese!! La decisione si dimostrò però catastrofica, perché si sa, l’amore non va d’accordo con la gelosia!!!! Il fratello maggiore caccia dunque i due amanti, ma il minore rivendicava la sua parte di eredità. L’abitazione fu così divisa in due partii , con ingressi diversi su due strade opposte. Il trullo, oggi visitabile, è il simbolo di un amore che ha vinto sulle ceneri di un legame di sangue.

Diversa la leggenda che sorge intorno al Trullo doppio di Papaprale.

Questo trullo sorge nella seicentesca contrada di “Poporano” attualmente di “Paparale” a pochi passi dalla cittadina di Alberobello. Come il trullo Siamese è molto imponente, è lungo 16 metri, alto 7 e largo 10. Lo storico Galiani sostiene che non solo la storia ma anche la leggenda sembrano “confermare la sacralità del luogo e l’antichità di un mito all’origine”. Lo storico Notarnicola scrive “è tradizione che questo trullo, di età indeterminata ma vetusta, fosse un oratorio: ipotesi che il nome del luogo, di greca derivazione, pare confermarci, significando appunto dimora di un sacerdote“.
A questo proposito la leggenda del “Serpente di Paparale” racconta di una costruzione in pietra, in cui, tra fitta vegetazione un avarissimo sacerdote accumulasse ricchezze. Sentendo avvicinarsi l’ora della morte il sacerdote voleva evitare che suoi eredi si arricchissero con i suoi beni ivi accumulati. Così si recò a Paparale per sacrificare in un “braciere di ottone erbe e misteriosi infusi dai poteri straordinari… dopo essersi unto con tali sostanze, invocò gli spiriti delle tenebre. Presentatisi i demoni, strinsero un patto con il vecchio: in cambio della sua anima avrebbero protetto per l’eternità il patrimonio da lui accumulato…quella notte gli spettri nefasti fecero sorgere dalla terra un enorme serpente, che collocarono a guardia del tesoro”, che aveva un enorme corno d’oro sulla testa. Il terribile mostro restava a guardia del tesoro, finché il sacerdote, pentito per tanta cupidigia e per il patto, riuscì a sottrarre la sua anima dal patto coi demoni, che infuriati, fecero crollare la costruzione in pietra, “dimenticandosi del serpente dal corno d’oro“.

Secondo lo storico Giovanni Liuzzi, tale leggenda è poco attendibile, in primis perché la struttura del trullo fa pensare che sia stata pensata per usi differenti e il suo orientamento sia contrario a quello utilizzato nella costruzione dei templi bizantini. Il vialetto antistante l’entrate, inoltre, costeggiato da alti muretti a secco, appare perfetto per convogliare gli animali affinchè potessero entrare nell’edificio in modo ordinato.
La perdita di quell’alone di mistero avvalorato da Notarnicola, figlio del suo tempo e non propriamente uno storico, comunque, non sminuisce il valore dell’immobile. Ed io personalmente ritengo che dietro la nascita di una leggenda ci sia sempre uno “sputo” di verità.
Consiglio vivamente di visitare queste meravigliose “eccezioni”, perché in Puglia c’è trullo e trullo, non è vero che sono tutti uguali!!!

Fonti – T. A. GALIANI, Leggende delia cultura contadina – Il serpente dal corno d’oro di Paparale nell’immaginario collettivo di Alberobello, in Riflessioni – Umanesimo della Pietra, Martina Franca luglio 2001, pp.191-193.
– G. LIUZZI, Prime vicende di Alberobello nelle pagine del manoscritto Cassano, in Riflessioni – Umanesimo della Pietra, Martina Franca luglio 1989, pp.113-120.
– G. NOTARNICOLA, I trulli di Alberobello dalla preistoria al presente, Roma 1940, p.114 e foto n.24.

Pubblicato da Titti Semeraro

Laureata in Giurisprudenza presso l'Università di Bari. Ha esercitato la libera professione fino al 2010, quindi ha deciso di dedicarsi allo sviluppo delle imprese e al suo territorio di appartenenza la Valle d'Itria nella sua amatissima Puglia. Ha costituito con Raffaella Portulano l'Associazione Giuniter per promuovere il territorio in tutte le sue sfaccettature. Ha scritto una guida per bambini della città di Locorotondo, una favola "Rodolfo e Josephine" per avvicinare i più piccoli all'utilizzo dei prodotti a km0,è arrivata seconda classificata al concorso nazionale "Racconti Divino" nel 2018 con il racconto "Il vino del padre". E' partner nell'organizzazione di tour esperenziali con l'Associazione "Passaturi" di Teresa Acquaviva

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